Senza glutine: basta confusione
Introduzione
Il glutine è una frazione proteica del frumento, della segale, dell’orzo, dell’avena (da definire) o delle loro varietà incrociate nonché dei loro derivati, cui alcune persone sono intolleranti. Da un punto di vista tecnologico, il glutine ha diverse qualità apprezzate in tecnologia alimentare, nel caso possiamo parlarvi nel prossimo articolo. Una rigorosa alimentazione senza glutine è finora l’unica terapia che può garantire una salute ottimale al soggetto celiaco. Bastano, a volte, minime tracce di glutine per causare danni istologici, pertanto è raccomandata la massima cautela. I soggetti celiaci devono riporre la massima attenzione nella scelta degli alimenti.
Regolamento
Un importante diritto delle persone che soffrono di celiachia è quello ad una informazione chiara sugli alimenti rispetto alla loro idoneità alla dieta senza glutine. Il Reg. CE 41 del 2009, sostituito dal 828 del 2014, oggi in vigore, ha stabilito le condizioni d’uso della dicitura “senza glutine” che garantisce al celiaco, sia sui prodotti confezionati che su quelli venduti sfusi, un contenuto massimo di 20 mg su kg di glutine. L’azienda che indica un suo prodotto alimentare come “senza glutine” deve garantire sia l’assenza di ingredienti contenenti glutine, ma anche l’assenza del pericolo di contaminazione.
Per quanto riguarda invece alimenti contenenti ingredienti naturalmente privi di glutine, si dovrebbe poter recare un’etichettatura indicante l’assenza di glutine, in conformità delle disposizioni, purché siano rispettate le condizioni generali sulle pratiche leali di informazione di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011. In particolare, le informazioni sugli alimenti non dovrebbero indurre in errore suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche.
Senza glutine
La dicitura «senza glutine» è consentita solo laddove il contenuto di glutine dell’alimento venduto al consumatore finale non sia superiore a 20 mg/kg.
Con contenuto di glutine molto basso
La dicitura è consentita solo laddove il contenuto di glutine dell’alimento venduto al consumatore finale, consistente di uno o più ingredienti ricavati da frumento, segale, orzo, avena o da loro varietà incrociate, specialmente lavorati per ridurre il contenuto di glutine, o contenente uno o più di tali ingredienti, non sia superiore a 100 mg/kg.

L’utilizzo improprio
L’utilizzo improprio della dicitura “senza glutine” crea notevole confusione tra i consumatori celiaci. È fondamentale fare chiarezza per tutelare la salute e la sicurezza del consumatore. L’utilizzo improprio avviene quando l’alimento è naturalmente privo di glutine e la sua assenza è vantata vicino la denominazione di vendita. In questo modo si spinge il consumatore a credere che quei prodotti hanno normalmente il glutine, danneggiando le aziende che rispettano le regole. È il cosiddetto fenomeno della “fake transparency”: le aziende non inseriscono in etichetta informazioni false, ma fuorvianti approfittando del fatto che i consumatori non possono conoscere a memoria l’elenco degli ingredienti del cibo che comprano. Queste iniziative di marketing sono poco utili ai celiaci, i quali conoscono perfettamente dove è presente/assente il glutine.
Alcuni esempi di abusi
- Salsa di pomodoro “senza glutine”: è illegittimo perché il pomodoro è naturalmente privo di glutine e non vi è rischio di contaminazione.
- Prosciutto crudo senza glutine: è illegittimo perché il prosciutto altro non è che la coscia speziata e non vi è rischio di contaminazione.
- Formaggi senza glutine: è illegittimo perché il processo di produzione non prevede farine, altrimenti non si potrebbe chiamare formaggio.
Perché evitare di abusare della dicitura “SENZA GLUTINE”?
- Crea confusione: induce i celiaci a dubitare della sicurezza di prodotti che non contengono glutine per natura.
- Genera paure infondate: alimenta ansie inutili nei celiaci, ostacolando una dieta serena e bilanciata.
- È illegale: viola le normative UE sull’etichettatura dei prodotti alimentari.

Fonte Ministero della Salute
Cosa fare?
- Controllare le etichette: leggere attentamente gli ingredienti e le informazioni nutrizionali per accertare la presenza o meno di glutine.
- Fidarsi delle certificazioni: cercare prodotti con il marchio spiga sbarrata dell’AIC (Associazione Italiana Celiachia), che garantisce la reale assenza di glutine.
- Segnalare abusi all’AIC o ai NAS: in caso di dubbi o irregolarità, contattare le autorità competenti per tutelare i propri diritti e la salute pubblica.
Se vi fa piacere, nel prossimo articolo possiamo parlare di come devono comportarsi le aziende per essere oneste nei confronti del consumatore, soprattutto nei confronti dei celiaci. Possiamo anche parlarvi cosa sono le contaminazioni crociate e quanto sia giusta la dicitura “Può contenere tracce di …”.
Conclusione
Evitare l’abuso della dicitura “senza glutine” è fondamentale per garantire la sicurezza dei celiaci, contrastare le informazioni ingannevoli e promuovere una corretta alimentazione per tutti. Ricorda: la salute è un bene prezioso. Scegli cibi sicuri e informati per fare scelte consapevoli.
Di seguito l’estratto del ministero della salute:
Bibliografia
- AIC Associazione Italiana Celiachia: https://www.celiachia.it/dieta-senza-glutine/labc-della-dieta-del-celiaco/
- Ministero della salute: https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_497_allegato.pdf
- Regolamento 848/2014
- Regolamento 1169/2011
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